Alle feste e al cuore si comanda!
A Natale siamo tutti più buoni o forse…
In coppia o da single gestire le festività non è certo roba da ragazzi o pseudo tali (visti i tempi che corrono siamo tutti degli adulti “forever young”!).
Le feste comandate generalmente impongono armonia, protocolli, regole, galateo, riti scaramantici che se vivi un rapporto di coppia con qualche crepa è subito musi lunghi e tensioni, guerre intestine tra un piatto di linguine ai frutti di mare e un cotechino immerso nelle lenticchie.
Dove andiamo? Chi siamo? A chi apparteniamo? Sono queste le domande aliene da atmosfera elettrica di Natale.
Sono domande ricorrenti che durano dal 23 dicembre al 1 gennaio e seminano panico non solo tra i fidanzati (oddio, termine demodé, si dice compagni!) ma anche tra marito e moglie e tra i single “per non scelta” che a Natale, non solo debbono sorbirsi la zia-cantastorie che narra di amori favolosi, stile Rosamunda Pilcher, ma devono convivere con la malinconia del “non c’è più”.
Esiste infatti la famosa ‘sindrome natalizia’, chiamata anche ‘holidays depression’, ovvero la tendenza di sentirsi tristi a Natale che si manifesta quando si frena dalla routine quotidiana e si ha più tempo per pensare e per stare con sé stessi.
Gli atteggiamenti da Babbo Natale e Befana sono diversi durante le feste.
La maggior parte delle donne ama il Natale, la maggior parte degli uomini lo odia.
Le donne a Natale smontano casa, la addobbano, arrivano con carrelli carichi di frutta secca e candele segnaposto pure per il cane. Regalano cestini natalizi low cost che includono persino lo squalo. Riempiono la dispensa di cibo come se non ci fosse un domani, scrivono bigliettini dolci, scopiazzando tra aforismi e baci perugina.
Le donne a Natale si ingentiliscono, si commuovono dopo aver rivisto mile volte il film “Miracolo nella 34 A strada”.
Gli uomini, invece, durante le feste natalizie, intolleranti alla magia, si accendono e si spengono come le lucine dell’albero, sfiorando molte volte il cortocircuito di nervi. Il nostro anti-Natale preferito è l’uomo Grinch. Lui durante le feste si cala una maschera e, come il mostro verde tanto amato al cinema, vive sul Monte Briciolaio, da dove dispensa briciole d’affetto. Il Grinch vorrebbe rubare il Natale e tutto ciò che rappresenta. È burbero, insoddisfatto. È fedele solo al suo cagnolino Max.
Al nostro uomo Grinch non piacciono le definizioni definitive, figuriamoci le feste comandate e imposte! Per lui l’Amore è qualcosa di mostruoso e di affaristico. La donna che dice di scegliere viene continuamente monitorata e messa in discussione. Con lui cammini sulle uova (non solo della Pasqua che verrà!).
Di solito, l’esercito dei men verdi, è molto critico con le loro Marta May, a tal punto da metterle in crisi anche su cosa e come dirlo.
L’uomo Grinch comanda dunque sul battito del proprio cuore.
È generalmente anche un uomo preso dagli affari e dal lavoro, avaro ed egoista, che trascura la famiglia ed è incapace di apprezzare le piccole cose come il calore che regala il Natale. Il nostro Grinch, simile al famosissimo e brontolone Signor Scrooge, ideato da Charles Dickens nel 1843 e protagonista del famoso “Canto di Natale”, ha un cuore di pietra.
Non solo è convinto che gioire durante questi giorni di festa sia un’assoluta perdita di tempo ma fa di tutto per mortificare il senso della pace e dell’armonia del Natale stesso, creando malcontento nelle persone vicine.
Tuttavia, al nostro Grinch-Scrooge, durante la notte della Vigilia di Natale, potrebbe succedere qualcosa che cambierà le carte del mercante in fiera in tavola. Potrebbe ricevere la visita di un fantasma che lo aiuterà a guardare da vicino le sue paure più profonde.
A quel punto potrebbe rivivere i Natali precedenti e imbattersi in quella Marta May, in versione Pamela evergreen, da lui tanto disprezzata e derisa. Solo allora, il nostro Grinch potrebbe sentir battere quel suo cuore, che da pietra è diventato d’oro